fUGATI I DUBBI SULLA SOPRESSIONE DEL MUSEO COME ATTIVITA’ RESTA INCERTO IL DESTINO DEL MUSEO COME ENTE
rOMA, 5 LUGLIO – “Non vorremmo essere scambiati per dei rompiscatole impenitenti – ha dichiarato il presidente del Museo storico della Liberazione, prof Antonio Parisella – ma abbiamo compiuto un’adeguata ricostruzione della complessa macchina messa in piedi dal DL 26 giugno 2008 n. 112, che all’art. 26 prevede la soppressione di enti pubblici e abbiamo verificato le dichiarazioni del 2 luglio del portavoce del Ministro per
Il prof. Parisella ha precisato di aver segnalato la cosa scrivendo direttamente ai Ministri Sandro Bondi (per i Beni e le attività culturali) e Renato Brunetta (per
“Infatti – ha proseguito – non sono stati infrequenti in passato dei casi di dichiarazioni di uffici stampa, poi smentite da ministri e sottosegretari o dalla dirigenza di amministrazioni statali.”
Quello che non viene nascosto è il timore che – giocando sull’equivoco – si sciolga l’ente Museo storico della Liberazione (istituito con la legge 14 aprile 1957, n. 277), trasferendo le attività museali all’interno dell’organizzazione del Ministero per i Beni e attività culturali.
“Non siamo attaccati a delle poltrone, essendo gli incarichi del Museo gratuiti – ha continuato il presidente – ma ci teniamo a mantenere il carattere di apertura alla società civile e alla partecipazione dei cittadini che la gestione autonoma ha finora reso possibile, tra l’altro costando ben poco allo Stato, essendo basata su lavoro volontario”. Al Museo stimano che un rimpiazzo con personale dipendente dello Stato farebbe salire i costi del 1000% e sottolineano che l’inquadramento ministeriale delle attività irrigidirebbe orari e modalità di accesso. La duttilità e la flessibilità, oltre al volontariato, hanno permesso di far salire le visite annue da circa
“Una trasformazione del genere – ha concluso il presidente – oggi cadrebbe in un momento particolarmente delicato. Infatti, con il nuovo appartamento acquisito dallo Stato lo scorso febbraio, si è ampliato lo spazio espositivo e si può concretamente aprire la fase dell’ideazione e progettazione di un nuovo e più adeguato allestimento e la realizzazione di un laboratorio informatico e audiovisivo per la storia contemporanea per il quale sono già disponibili le prime attrezzature. Buona parte del lavoro messo in cantiere negli ultimi anni rischierebbe di andare compromesso, con la necessità di cominciare da capo”
categoria:politica, comunicazioni sociali






